Seminario: gli “sforzati”, ovvero quei vini prodotti con uve parzialmente appassite

Sabato 11 Novembre 2017 dalle ore 13 alle ore 18 - full immersion Centro Congressi dell’Hotel Glis – San Mauro T.se

Gli “sforzati”, ovvero quei vini prodotti con uve parzialmente appassite

Relatore
Dr. PhD. Alberto Cugnetto: enologo, collaboratore del Dipartimento della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino è consulente su progetti gestiti e finanziati dalla Comunità EuropeaAttualmente è impegnato in Cina su nuovi progetti di enologia e agronomia.

Programma del seminario
Storia e le origini, i territori, i vitigni e la lavorazione, le peculiarità e le eccellenze, la degustazione guidata dei vini.

SOLD OUT - POSTI ESAURITI

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Impianti vigneti, cosa cambia dai diritti alle autorizzazioni

Impianti vigneti, cosa cambia dai diritti alle autorizzazioni Come noto il sistema dei diritti di reimpianto dei vigneti terminerà il 31 dicembre 2015. Dal 1° gennaio 2016, data di entrata in vigore del nuovo sistema comunitario di gestione del potenziale produttivo basato sulle autorizzazioni agli impianti e ai reimpianti, i diritti detenuti dai produttori potranno solamente essere convertiti in autorizzazioni e non potranno più essere ceduti a terzi a titolo oneroso. Sebbene il quadro normativo comunitario sull’argomento non sia ancora del tutto completo (siamo in attesa di un regolamento comprendente gli atti delegati e quelli di esecuzione per la fine di marzo) alcuni aspetti sembrano ormai assodati.

La Commissione ha chiaramente detto che non sarà possibile continuare a trasferire i diritti di reimpianto a partire dal 2016 e che, venendo meno il sistema, non ci saranno più né riserve regionali né eventuali diritti in esse giacenti. Sul fronte delle riserve regionali quasi tutte le Regioni hanno provveduto o stanno provvedendo con uno o più bandi ad assegnare i diritti da riserva entro quest’anno. In Italia ci sarebbero però circa 40.000 ettari di diritti di reimpianto “dormienti”, ovvero detenuti da produttori da più di 4 anni che presumibilmente non avrebbero intenzione di impiantare e che se non ceduti potrebbero andare persi.

Per altri versi si rileva un sostanziale interesse ad aumentare le superfici vitate in talune zone d’Italia (in particolare in Veneto e Friuli V.G.) dove tra l’altro c’è difficoltà a reperire diritti di reimpianto.  Per facilitare la possibilità di trasferimento di questi diritti il Mipaaf ha proposto un decreto che eliminasse il divieto di trasferimento fuori regione, ma questo decreto più volte bloccato in Conferenza Stato Regioni è in attesa di adozione con la procedura di approvazione in seno al Consiglio dei Ministri.

Attualmente i diritti di reimpianto acquistati sono utilizzati anche ai fini dell’aiuto per riconversione vigneti  ma un aspetto che sta destando qualche preoccupazione è legato alla effettiva durata degli stessi. Infatti molte Regioni a prescindere dalla data in cui è avvenuto l’espianto del vigneto che lo ha generato attribuiscono come data di scadenza il 31 dicembre 2015. Questo aspetto sta creando incertezze e  fenomeni speculativi sulla cessione degli stessi oltre che disincentivando ulteriormente i possibili trasferimenti.

Su questo punto Coldiretti ha sostenuto e continua a chiedere al Mipaaf la necessità di fissare con decreto nazionale (poteva essere lo stesso che è oggi in CdM, ma purtroppo non sarà così) la durata dei diritti in almeno otto campagne dalla data di avvenuto espianto a prescindere dalla data oggi riportata sul diritto stesso.

Infine occorre soffermarsi sulla sostanziale differenza tra le future autorizzazione e gli attuali diritti di reimpianto rispetto alla possibilità di accedere alla contributo per ristrutturazione e riconversione dei vigneti. I servizi della Commissione infatti hanno fatto notare che le nuove autorizzazioni agli impianti, che saranno rilasciate dagli stati membri a partire dal 2016 fino all’1% della superfice vitata nazionale, si configurano come incremento del potenziale produttivo e non potranno essere oggetto di aiuto mancando il presupposto della ristrutturazione o della riconversione di un vigneto esistente.

Fonte: Coldiretti

In ginocchio il settore agroalimentare francese per le sanzioni di risposta della Russia

In ginocchio il settore agroalimentare francese per le sanzioni di risposta della RussiaA dicembre 600 dipendenti dei mattatoi francesi sono rimasti senza stipendio per le difficoltà economiche del settore a seguito delle sanzioni di risposta della Russia. Gli imprenditori del settore agroalimentare sono in ginocchio, scrive il quotidiano La Croix.
Il blocco alle importazioni dei prodotti agricoli sta causando gravi danni economici agli agricoltori europei, che sperano in una rapida ripresa delle relazioni commerciali con Mosca, scrive il quotidiano francese La Croix.

Dopo l'introduzione dell'embargo agroalimentare, il settore agricolo francese è in crisi, scrive il giornale. Nel 2013, secondo il quotidiano, la Francia ha esportato in Russia prodotti agroalimentari pari ad un importo di 750 milioni di euro. Oggi i dipendenti dei mattatoi francesi sono senza stipendio per le difficoltà economiche legate all'embargo russo.

"Le conseguenze dell'embargo russo sono molto gravi. Questo conflitto diplomatico ha avuto un grave impatto economico sul settore agricolo nazionale. La Russia rappresenta il 10% delle esportazioni agricole europee, si tratta di una quota significativa, che ha arrecato gravi perdite a molti produttori," - il giornale cita le parole del presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni degli Agricoltori in Francia Xavier Beulin. Secondo Beulin, l'unica cosa che oggi può salvare il settore agricolo è il ripristino delle relazioni commerciali con la Russia. "Non riesco ad immaginare un futuro senza la Russia," - afferma Xavier Beulin.

Fonte: italian.ruvr.ru
http://italian.ruvr.ru/news/2014_12_30/In-ginocchio-il-settore-agroalimentare-francese-per-le-sanzioni-di-risposta-della-Russia-9600/

 

Ecco i cinque lavori più richiesti

Ecco i cinque lavori più richiesti del 2015Il nuovo anno si prospetta ricco di novità per chi è a caccia del lavoro giusto. In particolare i neo laureati hanno un lungo elenco di nuove professioni su cui poter orientare con efficacia le proprie scelte sul futuro. Le indicazioni su quelle che converrà selezionare arrivano dagli Stati Uniti. Qui la società californiana di ricerca del personale, Korn Ferry, ha stilato la classifica delle professioni che saranno più ricercate. Lo studio è stato effettuato basandosi sulle ricerche fatte nei mesi di ottobre e novembre dai propri consulenti senior. L’analisi è stata condotta a livello globale e offre quindi indicazioni e spunti sul mercato del lavoro internazionale.  

L’analisi di Korn Ferry non si è limitata al rilevare le singole figure che saranno più cercate nel nuovo anno ma ha anche messo sotto la lente i settori in cui ci saranno più opportunità. Quasi tutti appartengono al mondo di Internet con i settori dei new media e dei social media nelle prime posizioni. Il trend di crescita tra gli esperti di nuove tecnologie proseguirà dunque a gran ritmo anche nel corso dei prossimi mesi. Molto richiesti saranno anche gli esperti di sicurezza informatica, sull’onda dei numerosi attacchi informatici alle più importanti strutture web come, per fare un’esempio di questi giorni, l’attacco informatico contro i sistemi della Sony prima dell’uscita del film “The Interview”. 

Al primo posto dei settori più gettonati si piazza ancora la old economy con il comparto farmaceutico, insieme a quello più trasversale del risk management. Considerando tutti i settori industriali, i cinque profili più selezionati nel 2015, secondo Korn Ferry, saranno quindi: chief commercial (revenue) officer, chief innovation officer, chief digital officer, chief cyber security officer e chief sustainability officer. “Queste posizioni saranno molto richieste perché rappresentano i quattro trend di business che stanno guidando il mercato: la necessità di aumentare i ricavi; una sempre maggiore attenzione e controllo nelle questioni che riguardano privacy e sicurezza soprattutto informatica; la necessità di creare un rapporto più forte con i propri clienti. Inoltre i grandi movimenti in termini di m&a registrati nell’ultimo anno nel farmaceutico rendono questo settore fra i più interessanti per l’innesto di nuove figure apicali”, ha chiarito Maurizia Villa, managing director di Korn Ferry Italia. 

 

 

Alimentari, in vigore la nuova normativa Ue sulle etichette

Alimentari, in vigore la nuova normativa Ue sulle etichetteA partire dal 13 dicembre 2014, "i cittadini europei vedranno i risultati di anni di lavoro per migliorare le regole di etichettatura delle derrate alimentari". 
Lo ha dichiarato il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, commentando l'entrata in vigore della nuova normativa sull'etichettatura, dopo un periodo di transizione di tre anni, per permettere all'industria agroalimentare di adeguarsi. Con la nuova normativa, spiega il commissario, "le informazioni chiave sulla composizione del prodotto acquistato appariranno in modo più leggibile sulle etichette e questo permetterà ai consumatori di fare delle scelte consapevoli al momento dell'acquisto di un alimento". Inoltre, "le nuove regole porranno il consumatore in primo piano, forniranno delle informazioni più chiare ai cittadini, in una maniera che è gestibile per le imprese". 

Come spiega Coldiretti, le indicazioni obbligatorie “devono essere scritte in etichetta con una dimensione minima di almeno 1,2 mm (o 0,9 nel caso di confezioni piccole) per rendere più agevole la lettura da una parte di una popolazione in progressivo invecchiamento. La data di scadenza deve essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna. La nuova etichetta inoltre viene in soccorso anche dei circa 2,5 milioni di italiani che soffrono di allergie alimentari imponendo l'obbligo di indicare le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti lattosio) con maggiore evidenza rispetto alle altre informazioni, ad esempio sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande”, precisa Coldiretti, “devono comunicare gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili all'avventore”. 

Una tutela è garantita anche per i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento con la previsione di avvertenze particolari per determinati alimenti contenenti caffeina, per esempio i cosiddetti energy drink. 
Non è più possibile la definizione generica di "oli vegetali" o "grassi vegetali", l'utilizzo di olio grassi tropicali a basso costo (come olio di palma, di cocco o di cotone, che hanno un impatto sulla salute) perché, sottolinea la Coldiretti, bisogna specificare quale tipo di olio o di grasso è stato utilizzato. Inoltre, se gli oli o i grassi sono stati idrogenati sarà obbligatorio indicare "totalmente o parzialmente idrogenato", a seconda dei casi. 
Devono anche essere indicati con accuratezza, continua la Coldiretti, i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall'ingrediente e non è possibile usare il termine "latte", se si usa latte in polvere o proteine del latte. 

Per le preparazioni di carne e pesce congelato non lavorato occorre indicare la data di congelamento, mentre nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e sono venduti decongelati, la denominazione dell'alimento è accompagnata dalla designazione "decongelato". 
Per tutelare il consumatore da indicazioni ingannevoli, quando si sostituisce un ingrediente normalmente utilizzato in un particolare prodotto con un altro ingrediente, come ad esempio i sostituti del formaggio, l'ingrediente impiegato va specificato accanto al nome del prodotto, utilizzando per la stessa caratteri adeguati (pari almeno al 75% a quelli utilizzati per il nome del prodotto).
 
Tra le informazioni obbligatorie, oltre al nome deve esserci l'indirizzo del responsabile dell'alimento, ossia l'operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto. Tale indicazione, continua la Coldiretti, non va confusa con quelle dello stabilimento di produzione, obbligatoria per la norma nazionale ma che ora diventa facoltativa, apponibile con l'unica accortezza di non ingenerare confusione nel consumatore stesso rispetto all'indicazione obbligatoria del nome e dell'indirizzo del soggetto responsabile dell'etichettatura. 

In virtù di una norma collegata infine, dal prossimo aprile dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni suine e ovi-caprine, come avviene da anni per le carni bovine dopo l'emergenza mucca pazza.

Fonte: Italia Oggi

 

Agricoltura: i risultati ottenuti dal semestre italiano di presidenza alla EU

Agricoltura: i risultati ottenuti dal semestre italiano di presidenza alla EUChe l’opinione pubblica se ne sia accorta o meno, la Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea è giunta al termine. Sebbene iniziata a ridosso dell’appuntamento elettorale con l’attenzione per lo più rivolta al ‘toto nomine’ per la Commissione Europea, la “rondine tricolore” è riuscita a volare portando a termine alcune delle priorità annunciate in materia di agricoltura e pesca.

Se c’è una certezza è che la natura non aspetta i tempi della politica e quindi, incurante della lenta ripresa istituzionale, l’agricoltura e la pesca europea hanno sempre richiesto durante questo semestre, e talvolta ottenuto, un’estrema attenzione. La crisi della frutta estiva, l’embargo russo, l’influenza aviaria, la rinegoziazione del budget sono solo alcuni dei temi che l’Italia ha dovuto affrontare presiedendo Stati membri che si fanno sempre più gelosi del loro patrimonio e della loro sovranità.

Annunciando le priorità della Presidenza italiana per quanto riguarda il settore agricolo lo scorso settembre, il Ministro Fabrizio Martina aveva sottolineato che la sua volontà era quella di difendere la centralità dell’agricoltura nell’Unione Europea. E in un certo modo ci è riuscito evitando il taglio del budget per l’agricoltura nel 2015 proposto dalla Commissione Europea con una lettera di rettifica ad ottobre.

O ancora, buoni risultati sono stati raggiunti su un altro dei temi chiave per l’Italia: l’imprenditoria giovanile in agricoltura. Sebbene senza risultati concreti, ma solo prese di posizione teoriche, l’Italia è riuscita a creare consenso sulla necessità di rafforzare le misure già previste dalla PAC a favore dei giovani, proponendo l’intervento di finanziamenti della BEI o l’Erasmus specificatamente dedicato ai giovani agricoltori.

Sempre sotto l’ombrello del Ministro Martina è stato approvato il regolamento sugli OGM, che lascia apparentemente libera scelta agli Stati membri, ed è entrato in vigore il controverso regolamento sull’etichettatura dei prodotti alimentari, che sebbene presenti dei punti negativi per il Made in Italy può essere visto come un dignitoso compromesso tra le posizioni degli Stati membri.

Un altro obiettivo fondamentale della Presidenza italiana era quello di portare all’attenzione dell’Unione Europea Expo 2015. Nonostante alcuni sforzi siano stati fatti con eventi dedicati e un Consiglio AGRI informale a Milano, città che ospiterà Expo quest’anno, si poteva certamente fare di più per rendere la Presidenza italiana del Consiglio anche una vetrina per un importantissimo evento internazionale per cui l’Italia sta spendendo energie (e denaro).

Altro insuccesso è stato il regolamento sull’agricoltura biologica. Sebbene l’Italia avesse dichiarato di voler giungere ad un accordo generale in sede di Consiglio UE sul nuovo regolamento sull’agricoltura biologica, questo risultato non è stato incassato. Troppo differenti le visioni degli Stati membri, tra chi vuole regole più stringenti e chi teme il carico burocratico.

Una discreta perfomance quindi, se si tiene conto delle innumerevoli crisi che l’agricoltura ha attraversato in questi sei mesi e del fatto che la PAC è ancora una delle politiche europee più ricche.

Fonte: Valentina Ferrara -  www.rivistaeuropae.eu

L’anfora e l’energia, il Pope del vino sloveno

L’anfora e l’energia, il Pope del vino slovenoIl Pope del vino sloveno scruta l’Adriatico da una collina a 300 metri d’altezza. Stetozar Raspopovic, montenegrino calvo e massiccio, vignaiolo che tutti chiamano Pope, abita a Duttogliano, paese sul Carso (triestino fino al 1947). Sembra di stare in una poesia di Carlo Michelstaedter, all’inizio del 900: «La terra spiega le sue lunghe dita / ed il sole racconta a forti tratti / le coste cui il mare rode ai piedi / ed i verdi vigneti su coronano». Qui, con tre  anfore, Svetozar ha trovato quella che Michelstaedter chiama «la forza selvaggia della vita e la pienezza dell’essere».

Ora Pope è uno chef che ha conquistato Lubiana. Si destreggia tra i tavoli del suo ristorante «As», nel centro pedonale, tra un imponente bancone di legno e mobili ottocenteschi, con uno bar moderno, vetri e strani lampadari a forma di ciliegia, di moda nella capitale. E dirige anche «Na Gradu», trattoria tradizionale all’interno del Castello di Lubiana, che si raggiunge a piedi tra la neve (o con la funicolare) anche solo per assaggiare gli «štruklji» di Caporetto, con pasta e formaggio. Svetozar era un doganiere, l’unico a Dutovlje-Duttogliano. Aveva una vigna da un ettaro, con il rosso Terrano, vitigno autoctono del Carso. Nel 1988 apre un’osteria nel paese, un decennio dopo il balzo nella capitale. La svolta da vignaiolo arriva 16 anni fa grazie a Josko Gravner, poetico e radicale cultore dei vini in anfora, sloveno con cantina nel Collio, ad Oslavia, frazione di Gorizia. Convinto che solo la magia delle anfore sepolte faccia evolvere al meglio la sua Ribolla.

«Con Gravner — racconta il Pope — siamo andati in Georgia a vedere come si fa, da secoli, il vino nelle anfore. Gravner mi aveva già consigliato di lasciar perdere il Terrano e di passare alla Malvasia. Quando ho assaggiato i vini georgiani che uscivano dalle anfore ho capito che era arrivato il mio momento. Quei vini avevano il carattere che cercavo, pieno di profumi di frutta, salati. Da quel momento mi sono chiesto perché mai un enologo studia quattro anni per imparare le nuove tecnologie quando il vino vero si fa in maniera semplice».

La Malvasia di Raspopovic ha un colore quasi arancione, è robusta, sapida. Ne produce solo 1.600 bottiglie, ed è venduta a 35 euro a bottiglia solo nel ristorante «As», dove i camerieri hanno l’ordine di razionarla, non più di cinque bottiglie al giorno. «Dalla Georgia ho portato tre grandi anfore da 800 litri — spiega il vignaiolo — le fermentazioni durano due mesi, Josko mi consiglia quando è il momento di pressare o di travasare, seguendo il ritmo della luna, le energie della natura. Poi il vino resta due anni nelle botti grandi e un anno in bottiglia».

Svetozar dice che questo vino è stato “uno choc culturale quando è arrivato per la prima volta a Lubiana. Era diverso da adesso, ossidato, diverso da tutti gli altri convenzionali. La mia è una Malvasia estrema, ricca di minerali e di sale. Un orange wine. Bevo solo questi vini non uniformati perché aiutano a capire la natura, rappresentano una filosofia di vita. Gli altri li assaggio per professione”.
Assieme al Pope, che ha da poco ultimato una nuova “cantina per gli ospiti”, sta crescendo in Slovenia un drappello di piccoli vignaioli.

“Siamo fortunati – spiega lui – perché siamo vicini all’Italia, al Collio che produce i migliori vini bianchi d’Europa. Sarebbe bene girare il mondo a proporre i vini italiani e sloveni assieme da queste zone. Qui i prezzi delle bottiglie sono scesi e la qualità si è alzata. Ci sono nuove enrgie. Fino a una dozzina di anni fa per il ristorante compravo tutto dai produttori italiani, ora c’è una buona scelta in Slovenia”.

Tra questi, Pope cita Aleš Kristančič, una famiglia che vinifica dal 1.700 con il marchio Movia, l’unica a rimanere privata anche negli anni di Tito, grazie al nonno Anton, partigiano. “Ernest Hemingway ha bevuto molto nostro vino” racconta Aleš, dalla cantina di Dobrovo, non lontana dai luoghi di “Addio alle armi”. Gli altri prediletti di Pope sono quelli di Marjan Simčič, di Branko & Vasja Čotar, di Ivan Batič. Tutti produttori che, come Pope, partono dalle vigne per cercare “la forza selvaggia della vita e la pienezza dell’essere”.

Fonte: Corriere della Sera_Luciano Ferraro
http://divini.corriere.it/2015/01/09/lanfora-e-lenergia-il-pope-del-vino-sloveno/

Sprechi addio a tavola per 6 italiani su 10

Sprechi addio a tavola per 6 italiani su 10Sei italiani su 10 hanno tagliato gli sprechi alimentari nelle feste di fine anno con la cucina degli avanzi che è tornata prepotentemente nelle abitudini alimentari delle famiglie. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ dalla quale si evidenzia che tra chi ha tagliato gli sprechi il 75  per cento ha fatto la spesa in modo piu’ oculato, il 37 per cento ha ridotto le dosi acquistate, ma sono il 56 per cento quelli che riutilizzano gli avanzi.

Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono una ottima soluzione per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille. La frutta secca in piu' può essere facilmente caramellata per diventare un ottimo “torrone” mentre con quella fresca si ottengono pasticciate, marmellate o macedonie. E per dare un nuovo sapore ai dolci piu' tradizionali, come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme.

Recuperare il cibo è una scelta che fa bene all'economia e all'ambiente anche con una minore produzione di rifiuti. Per il tradizionale appuntamento di fine anno con la tavola gli italiani hanno speso  quasi 1,7 miliardi di euro, il 6 per cento in piu’ rispetto allo scorso anno.

Con il Capodanno si stima che siano state stappate oltre 50 milioni di bottiglie di spumante, ma durante la notte più lunga dell’anno sono stati consumati anche 6,5 milioni di chili di cotechini e zamponi serviti assieme a 10 milioni di chili di lenticchie, “chiamate” secondo tradizione a portar fortuna, vista anche la situazione difficile che vive il Paese.

Fonte: Coldiretti 

 

Wine Export Manager cercasi per promuovere il vino italiano nel mondo

Wine Export Manager cercasi per promuovere il vino italiano nel mondoL’incidenza dell’export sta diventando prioritaria per la quasi totalità del made in Italy ed uno dei settori che, specialmente nel periodo di crisi, ha visto crescere maggiormente le richieste dall’estero è quello enologico. Nonostante i vini taroccati e il dilagante fenomeno dell’italian sounding (le cui contraffazioni sono diffuse specialmente in campo gastronomico), la produzione italiana guadagna posizioni sui mercati esteri e nel 2013 ha aumentato del 7% il fatturato estero rispetto all’anno precedente. 

In attesa di Un Expo 2015 centrato sul tema del food, alla fine di gennaio l’istituto agrario di San Michele all’Adige “Fondazione Edmund Mach” darà il via, alla fine di gennaio alla terza edizione dell’executive master in Wine Export Management, un percorso formativo che ha l’obbiettivo di creare nuove competenze e soddisfare la crescente esigenza di risorse umane capaci di diventare tramiti fra la produzione enologica e i mercati globali sempre più “assetati” di vino italiano.

Il master è rivolto a neolaureati, imprenditori, addetti commerciali del settore vitivinicolo, dei beni di lusso o dei beni di consumo che vogliono acquisire o perfezionare le competenze nella gestione dell’export del vino. Ovviamente uno dei requisiti fondamentali è una buona conoscenza della lingua inglese. 

I termini per l’iscrizione scadono mercoledì 31 dicembre e i posti disponibili sono 25. Il master si svolgerà presso il palazzo Ricerca e conoscenza della Fondazione Edmund Mach con inizio il 30 gennaio e fine il 25 maggio 2015. Sarà organizzato con formula week end, con lezioni concentrate fra il venerdì e il sabato, 16 giornate formative per un totale di 126 ore in aula. La didattica vedrà alternarsi accademici e professionisti del settore e prevede sette moduli di studio che integreranno fra loro attività manageriali, organizzative e produttive. 

Per informazioni e iscrizioni si può consultare l'apposita sezione nel sito della Fondazione Edmund Mach. 

Fonte: it.finance.yahoo.com

Nasce a Capo Verde il vino "piemontese" di padre Ottavio

Nasce a Capo Verde il vino "piemontese" di padre OttavioA Natale si è pasteggiato con i vini di Capo Verde? Sì, le bottiglie che arrivano dalla Vinha Maria Chaves dell'Isla do Fogo, una delle dieci che formano l'arcipelago nell'oceano Atlantico a 500 chilometri dalle coste senegalesi. Vino tutt'altro che esotico, ci sono mani e menti piemontesi, dietro i tini della cantina Adega de Monte Barro, stabilimento con apparecchiature all'avanguardia di oltre 2mila metri quadrati, a 300 metri sulle pendici del Pico do Fogo. Una scommessa di padre Ottavio Fasano, cappuccino del convento sul Monte omonimo che domina Torino  -  ma lui arriva da Racconigi e vive a Bra quando è in Italia  -  dal 1965 in missione a Capo Verde. Repubblica indipendente dal 1975, ha più abitanti in giro per il mondo che in patria. La colpa è di un'economia disastrata, di ricorrenti siccità, di un'agricoltura che  -  dice padre Ottavio  -  è ferma a un secolo e mezzo fa. 

A che cosa serve una missione oggi? "Facciamo la nostra opera di proselitismo, sia chiaro, ma non basta. Nel 1990 abbiamo costruito un ospedale, poi mi sono chiesto se non fosse necessario intervenire altrimenti. La carità va data in un altro modo, era necessario offrire strumenti locali per lo sviluppo del popolo di Fogo. Dovevamo smettere di regalare pesce e insegnare invece a pescare. Per un piemontese come me era naturale pensare che fosse possibile generare sviluppo con vino di qualità. Abbiamo fatto i nostri primi esperimenti a 1700 metri, per sfruttare l'umidità della notte in quota, oggi i nostri viticoltori  -  una ventina di locali, più tre in cantina  -  lavorano 23 ettari di vigne in comodato dai 500 ai 900 metri". La Vinha Maria Chaves produce 20mila bottiglie l'anno di cinque tipologie (bianco, claret e tre rossi, compreso un barricato): si tratta di una onlus e quindi non possono essere vendute, ma è possibile averle con un'offerta nella sede dell'Associazione missionaria solidarietà e sviluppo di Fossano, in via Verdi 26. 

Un'operazione vincente, partita quattro anni fa e che potrà funzionare a pieno regime fra due o tre anni, secondo padre Ottavio, "ma l'aspetto più interessante è stata la gara di solidarietà dei tanti amici e benefattori, tecnici e professionisti di settore, oltre al significativo contributo della Conferenza episcopale. Ci hanno dato una mano personaggi come Maurizio Boselli, professore di Viticoltura all'Università di Verona, o Claudio Conterno dell'azienda Conterno-Fantino di Monforte. E tanti altri esperti piemontesi. Da qualche anno si è trasferito da noi, per sovrintendere alla produzione, Aldo Ollino, enotecnico astigiano. E adesso ci piacerebbe avere l'appoggio di Slow Food: sarebbe bello se Petrini venisse a vedere con i suoi occhi quel che i piemontesi sono riusciti a mettere in piedi laggiù"

Non è la sola attività economica progettata dai cappuccini di padre Ottavio. Le Casas do Sol di São Felipe, ad esempio, sono residenze per il turismo sostenibile, i cui introiti vanno interamente alla popolazione dell'isola.

Fonte: La Repubblica/Torino
http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/12/25/news/nasce_a_capo_verde_il_vino_piemontese_di_padre_ottavio-103623979/

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