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Nasce a Capo Verde il vino "piemontese" di padre Ottavio

Nasce a Capo Verde il vino "piemontese" di padre OttavioA Natale si è pasteggiato con i vini di Capo Verde? Sì, le bottiglie che arrivano dalla Vinha Maria Chaves dell'Isla do Fogo, una delle dieci che formano l'arcipelago nell'oceano Atlantico a 500 chilometri dalle coste senegalesi. Vino tutt'altro che esotico, ci sono mani e menti piemontesi, dietro i tini della cantina Adega de Monte Barro, stabilimento con apparecchiature all'avanguardia di oltre 2mila metri quadrati, a 300 metri sulle pendici del Pico do Fogo. Una scommessa di padre Ottavio Fasano, cappuccino del convento sul Monte omonimo che domina Torino  -  ma lui arriva da Racconigi e vive a Bra quando è in Italia  -  dal 1965 in missione a Capo Verde. Repubblica indipendente dal 1975, ha più abitanti in giro per il mondo che in patria. La colpa è di un'economia disastrata, di ricorrenti siccità, di un'agricoltura che  -  dice padre Ottavio  -  è ferma a un secolo e mezzo fa. 

A che cosa serve una missione oggi? "Facciamo la nostra opera di proselitismo, sia chiaro, ma non basta. Nel 1990 abbiamo costruito un ospedale, poi mi sono chiesto se non fosse necessario intervenire altrimenti. La carità va data in un altro modo, era necessario offrire strumenti locali per lo sviluppo del popolo di Fogo. Dovevamo smettere di regalare pesce e insegnare invece a pescare. Per un piemontese come me era naturale pensare che fosse possibile generare sviluppo con vino di qualità. Abbiamo fatto i nostri primi esperimenti a 1700 metri, per sfruttare l'umidità della notte in quota, oggi i nostri viticoltori  -  una ventina di locali, più tre in cantina  -  lavorano 23 ettari di vigne in comodato dai 500 ai 900 metri". La Vinha Maria Chaves produce 20mila bottiglie l'anno di cinque tipologie (bianco, claret e tre rossi, compreso un barricato): si tratta di una onlus e quindi non possono essere vendute, ma è possibile averle con un'offerta nella sede dell'Associazione missionaria solidarietà e sviluppo di Fossano, in via Verdi 26. 

Un'operazione vincente, partita quattro anni fa e che potrà funzionare a pieno regime fra due o tre anni, secondo padre Ottavio, "ma l'aspetto più interessante è stata la gara di solidarietà dei tanti amici e benefattori, tecnici e professionisti di settore, oltre al significativo contributo della Conferenza episcopale. Ci hanno dato una mano personaggi come Maurizio Boselli, professore di Viticoltura all'Università di Verona, o Claudio Conterno dell'azienda Conterno-Fantino di Monforte. E tanti altri esperti piemontesi. Da qualche anno si è trasferito da noi, per sovrintendere alla produzione, Aldo Ollino, enotecnico astigiano. E adesso ci piacerebbe avere l'appoggio di Slow Food: sarebbe bello se Petrini venisse a vedere con i suoi occhi quel che i piemontesi sono riusciti a mettere in piedi laggiù"

Non è la sola attività economica progettata dai cappuccini di padre Ottavio. Le Casas do Sol di São Felipe, ad esempio, sono residenze per il turismo sostenibile, i cui introiti vanno interamente alla popolazione dell'isola.

Fonte: La Repubblica/Torino
http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/12/25/news/nasce_a_capo_verde_il_vino_piemontese_di_padre_ottavio-103623979/

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